Energia

Studi di fattibilità energetica, applicazione della Direttiva Comunitaria 20/20/20 (20% riduzioni gas serra, 20% energia prodotta con fonti rinnovabili, 20% risparmio energetico). Attestati di Prestazione Energetica (DL Ecobonus 63/2013)

 

Investire nel settore delle energie rinnovabili rappresenta un elemento strategico comunitario di importanza prioritaria, essenziale per imprese che intendono mantenere un ruolo di leadership di mercato. Utilizzare fonti rinnovabili implica innanzitutto aspetti etici ai quali nel breve periodo occorre necessariamente adeguarsi per ciò che riguarda il “bilancio del Carbonio” (necessità di compensare le emissioni prodotte ad esempio con l’acquisto di crediti di carbonio) ovvero esternalità di natura più strettamente ambientali. Oltre agli aspetti etici l’uso di fonti rinnovabili rappresenta un oggettivo metodo di compressione dei costi legati all’uso dell’energia per i processi produttivi, tendendo all’azzeramento della “bolletta energetica”, per cui, soprattutto per imprese energivore, è auspicabile l’adozione di sistemi combinati di efficientamento energetico e produzione di energia con fonti rinnovabili utilizzando secondo le opportunità il sole (fotovoltaico e pannelli solari), il vento (eolico e mini-eolico) o il suolo (geotermia nelle varie declinazioni). La realizzazione di interventi di efficientamento energetico piuttosto che la realizzazione di impianti di produzione di energia rinnovabili, infine, spesso risultano oggetto di agevolazioni fiscali specifiche o di finanziamenti con programmi regionali, nazionali e comunitari, che si sommano ai vantaggi precedentemente descritti.

StudioActaa ha competenze e professionalità nella redazione di progetti specifici di finanziamento nella progettazione di impianti per la produzione di energie rinnovabili e per l’efficientamento energetico degli edifici e rappresenta, in tale settore, un punto di riferimento per una serie di imprese private e di enti pubblici.

Le energie rinnovabili - energia eolica, solare (termica e fotovoltaica), idraulica, mareomotrice, geotermica e da biomassa - sono un’alternativa fondamentale ai combustibili fossili. Il loro impiego permette di ridurre non soltanto le emissioni di gas a effetto serra provenienti dalla produzione e dal consumo di energia, ma anche la dipendenza dell’Unione europea (UE) dalle importazioni di combustibili fossili (in particolare gas e petrolio).

Il problema dell'energia è oggi una delle principali sfide per l'Europa. La prospettiva di un'impennata dei prezzi dell'energia e della crescente dipendenza dalle importazioni indebolisce l'affidabilità dell'approvvigionamento energetico e compromette l'intera economia. Occorre prendere decisioni drastiche per ridurre le emissioni e mitigare i cambiamenti climatici. Nei prossimi anni saranno necessari enormi investimenti per preparare l'infrastruttura energetica europea di oggi alle esigenze del futuro.

Per produrre energia senza emettere CO2,  l’Europa deve  operare una rivoluzione tecnologica. Nel marzo del  2008 l’UE ha quindi approvato un piano strategico per  le tecnologie a basse emissioni di CO2 , che consiste nel  riunire i settori industriali interessati per farli cooperare  e beneficiare del sostegno dell’Unione europea. Alcune  iniziative industriali riguardano la produzione e le fonti  di energia, tra cui i biocarburanti, l’energia eolica, solare  e nucleare, nonché le pile a combustibile e lo  sfruttamento dell’idrogeno. Altre invece riguardano una  migliore gestione dell’energia nelle «città intelligenti»,  la cattura e lo stoccaggio sotterraneo di CO2  e le reti  elettriche del futuro. L’obiettivo è rendere le nuove  tecnologie più abbordabili e redditizie per poter poi  sostituire quelle attuali e diminuire le emissioni di CO2 prodotte dal settore energetico europeo. Considerando  l’enorme entità degli interessi finanziari in gioco, solo  un grande sforzo coordinato a livello europeo  permetterà di raggiungere questo obiettivo. Il costo  del piano è infatti stimato a 50 miliardi di euro  da qui al 2020.

Nell’ambito dei negoziati sul clima, l’Europa si  è impegnata a ridurre le emissioni di gas serra del 20 %  entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, per poi arrivare  all’85 o addirittura 95 % nel 2050. Il settore  dell’energia dovrà dare il contributo maggiore, dal  momento che rappresenta l’80 % delle emissioni di gas  serra dell’UE. Se l’Europa riesce a realizzare i suoi  obiettivi in materia di energie rinnovabili e di efficienza  energetica da qui al 2020, potrà superare il suo  obiettivo attuale di una riduzione del 20 % delle  emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990  e ottenere un taglio del 25 % entro il 2020. L’attuazione delle politiche europee per l’energia e il  clima investe tutti i livelli decisionali: locale, regionale,  nazionale ed europeo. L’UE ha quindi lanciato l’iniziativa  del Patto dei sindaci nel 2009. Le città firmatarie si  impegnano ad andare al di là degli obiettivi europei.  Oggi se ne contano 4 000, con più di 160 milioni di  abitanti, per un potenziale di riduzione delle emissioni  di CO2  pari a 164 milioni di tonnellate, cioè il totale  delle emissioni prodotte da Ungheria, Svezia  e Portogallo.

Per evolvere verso una società a basse emissioni di CO2  il settore dell’energia dovrà subire una rivoluzione  tecnologica. In futuro  l’energia elettrica svolgerà un ruolo più importante per  la riduzione del consumo globale di energia, in  particolare nei trasporti. Sono  in corso alcuni progetti per creare grandi parchi eolici  nel Mare del Nord e impianti solari nel deserto  nordafricano, la cui energia elettrica alimenterà il sud  dell’Europa. Lo stoccaggio dell’energia, soprattutto di  quella rinnovabile, è una grande sfida tecnologica,  considerando che il futuro sarà basato principalmente  sulle energie «verdi». L’Europa non è tuttavia sola in  questa corsa. USA, Cina, Giappone e Corea investono  ingenti somme per promuovere l’innovazione  tecnologica in campo energetico e minacciano la  leadership europea. Investire nelle tecnologie a basse  emissioni di CO2  porterà almeno un vantaggio notevole:  diminuire la nostra fattura energetica esterna, poiché  dovremo importare molto meno energia fossile.

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